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Mastodonte e Rinoceronte – foto G.Guerreri
Uno straordinario numero di visitatori ha confermato il 2025 come secondo Annus mirabilis dopo la riapertura del Museo torinese.
Collocato all’interno dell’edificio risalente alla fine del XVII secolo, su un progetto di Amedeo di Castellamonte, già sede dell’Ospedale di San Giovanni Battista, oggi sorge la nuova struttura del Museo Regionale di Scienze naturali di Torino (MRSN).
La sua storia:
Nel 1978 la Regione Piemonte istituisce, con propria legge, il Museo Regionale di Scienze Naturali.
La sede è individuata in una parte dell’edificio dell’ex ospedale, attraverso la stipula di un contratto di comodato d’uso.
Nel 1980 Regione Piemonte e Università degli Studi di Torino sottoscrivono una convenzione, tutt’ora in essere, che autorizza l’uso, da parte del MRSN, delle collezioni naturalistiche dei Musei Universitari.
Dopo l’incendio che lo danneggiò nel 2013, causato dall’esplosione di una bombola, il museo chiude al pubblico per consentire interventi fondamentali di ripristino e consolidamento delle strutture portanti.
Finalmente dopo oltre dieci anni di ininterrotti lavori, nel gennaio 2024 riaprono le aree museali conosciute come “Museo Storico di Zoologia”, “Arca” e “Sala delle Meraviglie”.
Le collezioni del museo sono il risultato di numerose campagne di esplorazione, realizzate da celeberrimi naturalisti che soprattutto nel XIX secolo hanno condotto attraverso l’intero Globo.
Oggi, come racconta il Direttore, Dr. Marco Fino, per la disposizione dei reperti si è voluta individuare una triplice suddivisione in tre sezioni differenti.
La prima parte espositiva raccoglie i reperti storici che hanno caratterizzato le collezioni ottocentesche, posizionata all’interno delle teche originali, restaurate e rese strutturalmente più funzionali. In questa area troveremo le principali collezioni di animali tassidermizzati, nonché le vetrine che espongono scheletri completi dei maggiori vertebrati.
Un esemplare particolarmente noto per la sua tragica storia è quello dell’elefante Fritz. Nel 1827 arrivò, nel parco della Palazzina di caccia di Stupinigi, accompagnato da due guardie egiziane, un elefante indiano che ballava a suon di musica.
Fu donato dal viceré d’Egitto Mohamed Alì al Re di Sardegna e come indicato nei registri, compilati da vari Direttori del Museo di Zoologia di Torino, mangiava “50 pani al giorno di 3 libre genovesi cadauno… 24 cavoli lombardi…
Per Fritz, fu realizzata nel cortile della palazzina di Stupinigi una grande vasca circolare, con scivolo di accesso, per le abluzioni quotidiane.
Purtroppo dopo la morte del suo guardiano storico, Fritz perse il lume della ragione e si rivoltò contro il nuovo guardiano, sollevandolo da terra, uccidendolo.
Venne così deciso di “processarlo” e lo si condannò a morte.
Oggi, i suoi resti imbalsamati, sono esposti nella parte storica del Museo Regionale di Scienze Naturali.
Per realizzare la seconda area espositiva è stata riprodotta la parte interna di una grande arca che custodisce nella parte centrale lo scheletro di una balenottera montata magistralmente su un supporto di ferro.
L’arca ci riporta indietro nel tempo, regalandoci le immagini di tutti quegli studiosi ed esploratori che hanno letteralmente creato la storia delle Scienze naturali del museo.
Vi troviamo Alberto Ferrero della Marmora (Torino, 7 aprile 1789 – Torino, 18 maggio 1863), un generale, naturalista, cartografo e politico italiano. Come scienziato, grazie ad un lungo periodo vissuto in Sardegna, studiò i fondali marini e le coste a ridosso dei fiumi. I suoi studi e le sue osservazioni sul tema furono molto utilizzati nell’analisi di fattibilità del Canale di Suez. Appassionato studioso di archeologia, nel 1829 entra nell’Accademia delle Scienze di Torino, di cui diverrà in seguito vicepresidente, e nel 1832 nell’Accademia Geologica di Firenze.
Carlo Giuseppe Gené (Turbigo, 9 dicembre 1780 – Torino, 14 luglio 1847) è stato uno zoologo ed entomologo italiano.
Nel 1831 professore di Zoologia all’Università di Torino succedette alla conduzione del Regio Museo di Storia Naturale, ad Franco Andrea Bonelli.
L’attività di Gené è consistita soprattutto nella descrizione morfologica delle specie animali e nella loro classificazione in base ai dettami dell’anatomia comparata di Georges Cuvier. Suo successore alla cattedra e alla direzione del Museo fu Filippo De Filippi.
L’opera più importante di Gené è la Storia naturale degli animali esposta in lezioni elementari, che uscì postuma a cura del suo successore.
Il Comune di Torino gli ha intitolato una via, nella zona di Porta Palazzo. Una lapide lo ricorda nel Cimitero Momunentale di Torino.
Filippo De Filippi (Milano, 20 aprile 1814 – Hong Kong, 9 febbraio 1867) è stato uno zoologo, medico e viaggiatore italiano.
Nel 1840 si trasferì a Milano, presso il Museo civico di storia naturale. Nello stesso anno diventò Socio dell’Accademia delle Scienze di Torino e iniziò dopo pochi anni a pubblicare suoi articoli scientifici nelle Memorie accademiche. Nel 1848 ottenne la cattedra di Zoologia all’Università degli Studi di Torino, succedendo a Giuseppe Gené.
Gli interessi scientifici di De Filippi erano molto vasti, in particolare sono state molto importanti le sue ricerche di embriologia e anatomia comparata. De Filippi è stato, fra l’altro, un pioniere dell’itticoltura e uno dei primi seguaci del Darwinismo in Italia. È ancora famosa una conferenza divulgativa delle teorie di Darwin, intitolata L’uomo e le scimie, che tenne a Torino la sera dell’11 gennaio 1864 di cui riportiamo l’inizio: “La infinitamente bella e grande varietà di forme di piante e di animali che popolano ora la superficie della terra, non è apparsa tutta insieme d’un sol getto, ma è stata preceduta da una successione di altre forme diverse, di altri mondi di viventi, che hanno lasciate, a documento della loro passata esistenza, spoglie più o meno complete negli strati della corteccia terrestre.”
De Filippi fu un autentico esploratore, viaggio spesso in Oriente esplorando e raccogliendo innumerevoli esemplari. In seguito, colpito da una grave patologia infettiva acuta, probabilmente colera, morì ad Hong Kong all’età di soli 52 anni.
Un ricordo particolarmente caro va tributato a Michele Lessona, (Venaria Reale, 20 settembre 1823 – Torino, 20 luglio 1894) è stato uno zoologo, scrittore, politico e divulgatore scientifico italiano, nominato senatore del Regno d’Italia nel 1892.
Insegnò storia naturale dapprima ad Asti e poi all’Università di Torino. Nel 1854 insegnò mineralogia e zoologia a Genova. Dopo l’unità d’Italia, nel 1864 passò all’Università di Bologna. Nel 1865 ottenne la cattedra di zoologia e di anatomia comparata all’Università di Torino, succedendo a Filippo De Filippi. Rimase per il resto della sua vita a Torino dove divenne rettore dell’università torinese e venne accolto all’Accademia delle Scienze.
Seguace del darwinismo ne fu uno dei più intelligenti divulgatori in Italia. Con il fondamentale aiuto di Adele Masi (1824-1904), sua seconda moglie, Lessona tradusse alcune delle opere di Charles Darwin in lingua italiana. Lessona risulta inoltre traduttore di ventitré opere per un totale di trentadue volumi. Dalla sua corrispondenza emerge come quella intensa attività editoriale, inclusa la stesura di articoli e libri divulgativi, fosse frutto della sua collaborazione con Adele Masi, oltre che con le figlie e alcuni collaboratori. Lessona fu infatti uno.
Ultima, ma certamente non per importanza, è la terza sezione, quella definita “La sala delle meraviglie”.
In questo spazio espositivo viene espressa ai massimi livelli l’arte di evidenziare gli aspetti più seducenti delle collezioni naturalistiche. Vetrine tecnicamente avanzatissime, dotate di sistemi d’illuminazione all’avanguardia, accolgono esemplari di minerali a dir poco spettacolari, così come le pareti che espongono esemplari botanici ricchi di storia e di poesia.
Parafrasando Fëdor Dostoevskij, potremo affermare con il Principe Myškin, protagonista del romanzo “L’Idiota”, che: “La bellezza salverà il mondo“. Considerando che il concetto non ha solamente un valore puramente estetico.
La bellezza è sicuramente uno strumento che affascina lo spettatore, trasportandolo in una dimensione altra, che permette di cogliere quella perfezione delle forme e delle strutture che appartiene soprattutto agli ambiti della geometria sacra e della filosofia.
I visitatori hanno risposto in modo straordinario a questi nuovi allestimenti, registrando, solo nel 2024 quasi 200 mila ingressi.
Inoltre sono previsti ulteriori ampliamenti che interesseranno i prossimi anni, a partire dal 2026. I lavori che proseguiranno, con l’obiettivo di completare il riallestimento del museo di via Accademia Albertina entro il 2030.
Intervista al Direttore, Dr Marco Fino: https://www.youtube.com/watch?v=uAAyUd9FNbs
Fotografie di Giancarlo Guerreri
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