Editoriale: Pavel Florenskij, Dante Alighieri e Albert Einstein

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Giancarlo Guerreri

  Nuove suggestioni per la mente… Potrebbe sembrare quantomeno curioso associare il nome...

 

Nuove suggestioni per la mente…

 

Potrebbe sembrare quantomeno curioso associare il nome di uno scienziato, studioso di arte, teologia, matematica, a due giganti della poesia e del pensiero scientifico.

Pavel Florenskij, riconosciuto da tutti come “Il Leonardo da Vinci russo” è soprattutto un grande poeta.

Florenskij è uno di quegli uomini che la storia sembra voler occultare e che all’improvviso emergono con un gran colpo di scena. Dobbiamo al torinese Elemire Zolla l’introduzione del pensiero di Florenskij in Italia. Infatti nel 1974 presentò la prima edizione mondiale (nella traduzione di Pietro Modesto) della monumentale opera “La colonna e il fondamento della Verità” del filosofo e mistico russo; successivamente tradusse “Le porte regali”, Saggio sull’icona (1977).

In questo editoriale ci occuperemo di particolari aspetti del pensiero di Pavel Florenskij riguardanti alcune intuizioni, che definire sconvolgenti è sicuramente riduttivo. Per meglio avvicinare il pensiero del grande Filosofo e scienziato russo prenderemo spunto da un saggio del filosofo della scienza Natalino Valentini, edito da Lindau nel 2021, “Il Dante di Florenskij”.

Il Lavoro di Valentini, a sua volta, raccoglie molti spunti da numerose traduzioni critiche relative a pubblicazioni di Autori autorevoli come Andreas Spaiser, Mark Peterson, Silvano Tagliagambe e Vincenzo Pappalardo. Proprio da quest’ultimo inizieremo a trattare un argomento caro a Florenskij, ovvero la descrizione geografica e geometrica del Paradiso di Dante:  Ebbene, la considerazione attenta delle parole del poeta: “… parendo inchiuso da quel ch’elli ‘nchiude” induce a ipotizzare una lettura diversa, ardita, che fu proposta per la prima volta dal matematico tedesco Speiser nel 1925 e poi argomentata da vari autori, che mette in evidenza la genialità di Dante. Qual è questa sconvolgente lettura? È che Dante per il suo Paradiso non ha immaginato uno spazio geometrico euclideo, bensì uno spazio curvo, quadridimensionale, che ha delle forti analogie con la geometria dello spazio tempo di Einstein che, secondo la cosmologia moderna, descrive l’universo nel quale viviamo.

(Vincenzo Pappalardo “La Divina Commedia tra Fisica, Matematica, Astronomia” 2014):

https://it.scribd.com/document/399029638/La-Divina-Commedia

Le osservazioni di Pappalardo potrebbero sembrare paradossali, e forse lo sono, tuttavia, come vedremo, la visione dantesca del mondo, seppur vincolata da una precisa presenza tolemaica, sembrerebbe essere assolutamente rivoluzionaria.

Nella descrizione dell’universo dantesco troviamo la Terra al centro, circondata dagli otto cieli, relativi ai sette pianeti e dalla Luna, quindi il Cielo Cristallino o Primo Mobile. A seguire una struttura che nelle attuali rappresentazioni sembra essere incomprensibile, la Rosa dei Beati.

Ma ancora più incomprensibile alla luce della geometria euclidea risulta essere la descrizione dell’Empireo, ma come ci ricorda Pappalardo: diventa chiara se vediamo nella descrizione di Dante un’anticipazione, seppur in maniera intuitiva, di quella geometria non euclidea, l’ipersfera, usata da Einstein per descrivere lo spazio curvo dell’universo in cui viviamo”.

Florenskij, come molti studiosi provvisti di una geniale immaginazione, scrisse un piccolo saggio intitolato “Gli Immaginari in Geometria”, opera acutissima e straordinaria che tenta di proporre una nuova “Idea del Mondo”.

I punti principali che vengono affrontati riguardano proprio la Teoria della Relatività ed il limite implicito, della velocità della luce. Come sappiamo, nella teoria einsteniana, per un oggetto fornito di massa non è possibile superare la velocità della luce (300.000 km/sec), perché altrimenti la sua massa diventerebbe infinita.

Florenskij ipotizza una sorta di Piano che preveda su di un lato le coordinate spazio-temporali tipiche dell’universo che tutti conosciamo, dove le regole della Fisica classica sono rigorosamente rispettate, mentre sul lato opposto dello stesso piano sia presente la realtà dei numeri immaginari, utilizzati nella Fisica quantistica.

Il numero immaginario è l’unità immaginaria fondamentale in matematica, definita come la radice quadrata di un numero negativo: poiché nessun numero negativo potrà essere elevato al quadrato tali numeri risultano essere immaginari, √-1 = i.

Ora senza voler entrare in fastidiosi ambiti tecnicistici, faremo solo alcune semplici considerazioni: Se sommiamo un numero immaginario “i” ad un numero reale (1,2,3,4…) otterremo un numero complesso, come x+iy, utilizzato sia in meccanica quantistica che nella Teoria della Relatività, dove alcune formule dello spazio metrico diventano più semplici con il loro impiego.

Fatte queste tanto tediose quanto necessarie premesse, proseguiamo a definire l’idea straordinaria di Florenskij.

“… in presenza di velocità pari o superiori a quelle della luce la vita del mondo è qualitativamente differente da ciò che si osserva con velocità minori (a quelle della luce) e l’ambito di questa differenziazione qualitativa è pensabile solo come un discontinuo.

Come commenta Natalino Valentini: “tale passaggio avviene in virtù della qualità e non della quantità: con la velocità di un corpo minore o maggiore a quella della luce c’è una differenza qualitativa, non quantitativa, che consente poi di accedere al livello superiore. Come già abbiamo potuto verificare, applicando la teoria degli immaginari, egli segue fedelmente i principi della geometria ma trasferendoli sul versante della cosmologia.”

Tornando al pensiero di Dante, secondo questa teoria di cui Dante stesso non poteva conoscere nulla, se non a livello puramente immaginativo, sembra essere presente, in nuce, l’ipotesi che per poter oltrepassare il Primo Mobile sia necessario uscire dal Piano dello spazio-tempo, intesi dalla Fisica classica, per accedere a quello quantistico dei numeri complessi e immaginari della Fisica quantistica.

In pratica sembra di capire che quando si supera la velocità della luce si oltrepassi il limite metafisico tra la Terra e il Cielo, la massa diventi infinita e i corpi si eutrofizzino nell’universo. Per usare le parole dello stesso Florensky:

”Di conseguenza, al confine tra la terra e il cielo, la lunghezza di qualunque corpo diventa uguale a zero, la massa diventa infinita e il suo tempo-osservato dal di fuori-altrettanto. In altri termini il corpo perde la propria estensione, diventa eterno e acquisisce una stabilità assoluta. E non si tratta forse della riscrittura con termini della fisica del Mondo delle Idee, che per Platone erano essenze incorporee, inestese, immutabili ed eterne?” P.Florensky – Gli immaginari in geometria.

Questa breve e incompleta analisi, di alcune riflessioni del grande poeta e filosofo russo, ha unicamente lo scopo di evidenziare uno degli sforzi maggiori che menti geniali durante questo contrastato periodo storico stanno manifestando.

La necessità di uscire dai vincoli di un algido scientismo, allagato nella scura vernice dell’opaco materialismo, sta producendo idee e proposte filosofiche che, spesso sono partorite da poeti e da filosofi della scienza.

Dante non finirà mai di stupirci con le numerose possibili intuizioni che anticipano di secoli le moderne concezioni di un universo che sembra “squadernarsi” di fronte alle menti capaci di coglierne gli occulti significati. 

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