Avram Noam Chomsky e la rana bollita…

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Giancarlo Guerreri

  – Se metti una rana in acqua bollente, salta subito fuori. –...

 

– Se metti una rana in acqua bollente, salta subito fuori.

– Se la metti in acqua tiepida e la scaldi piano piano, la rana… resta lì e cuoce senza accorgersene.

 

Sentiamo sempre più di frequente parlare della “Rana Bollita”, una elegante metafora di Avram Noam Chomsky, linguista, filosofo e attivista statunitense che suggerisce di porre sempre la massima attenzione a quello che succede intorno a noi.

Quello che viene costantemente trasmesso dai vari canali d’informazione è un insieme studiato e coerente di notizie orientate verso fini precisi. La vera difficoltà consiste nel saper identificare le notizie vere da quelle false, e considerando le tecniche sofisticate di coloro che desiderano portare avanti i propri scellerati progetti… non è affatto semplice operare delle scelte corrette.

Noam Chomsky specifica nel dettaglio il proprio pensiero: “Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50°C avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

(Tratto dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky)

La strategia posta in opera dal sistema è sempre quella di creare un soggetto che possa incutere paura per sviluppare un pensiero comune di pericolo e disagio. Paura e disagio creano tensione e instabilità, indebolendo le risorse interiori e facendoci percepire il mondo come un drammatico palcoscenico di insidie  e pericoli di varia natura. Una popolazione impaurita o terrorizzata si arrende facilmente ad ogni proposta calata dall’alto, senza utilizzare la parte critica della propria mente.

Di esempi ne abbiamo avuti molti, soprattutto durante il periodo della pandemia… ricordate le mascherine obbligatorie per impedire la diffusione di virus, che molti usano ancora adesso quando sono in auto da soli?  Oppure le rincorse con droni e altri mezzi per sorprendere la gente senza mascherina che faceva il bagno o che percorreva sentieri di montagna?

Nessuno dovrà dimenticare le violente forme di ostracismo immotivato ai danni dei cittadini o le scelte sconclusionate dei nostri politici che rifornivano di rotelle i banchi di scuola e che ora giacciono in qualche discarica…

Ora sorridiamo, ma neanche poi tanto, ripercorrendo quei momenti; allora non si sorrideva affatto e si preferiva accettare ricatti vergognosi piuttosto che rinunciare a un lasciapassare verde o perdere il proprio lavoro…

Oltre alla paura vige la strategia della normalizzazione delle idee e dei comportamenti più discutibili.  Se ci guardassimo indietro di qualche decennio ci accorgeremmo che molti dei fatti, allora inconcepibili, sono diventati normali e comunemente accettati.

Senza voler fare dei retorici moralismi potremmo osservare che ci stanno preparando ad un futuro inquietante e distopico, creato e gestito dall’Intelligenza Artificiale che si premurerà di dirci cosa fare e come farla, sulla base di algoritmi creati dal Potere e da coloro che lo servono.

Peccato che dietro all’illusione di un mondo migliore, dove tutto appare edulcorato e pieno di situazioni piacevoli, si nasconda la longa manus di coloro che programmano e indirizzano l’IA unicamente per aumentare il proprio potere o la propria situazione finanziaria.

Le inquietanti profezie annunciate per il futuro, anziché suscitare reazioni di sdegno e misure preventive atte ad evitarle, non fanno altro che preparare psicologicamente le popolazioni ad accettare pedissequamente condizioni di vita inacettabili se non addirittura drammatiche.

Il costante inquinamento mediatico da parte degli organi di comunicazione satura i cervelli che non riescono più a discernere il vero dal falso.

Forse sarebbe il caso di riflettere seriamente sulla metafora di  Noam Chomsky… prima che sia troppo tardi.

Perdere le proprie capacità critiche per pigrizia o mancanza di consapevolezza è il modo migliore per entrare nel diabolico girone degli Ignavi.

Nel Canto III dell’Inferno, Dante incontra gli Ignavi nell’Antinferno, anime che in vita non presero mai posizione, né per il bene né per il male.  Vivendo “sanza infamia e sanza lodo“, sono puniti a rincorrere eternamente un’insegna vuota, tormentati da mosconi e vespe, con il sangue raccolto dai vermi.

Gli ignavi sono coloro che non sanno e, soprattutto, che non vogliono sapere.

Sono coloro che per pigrizia o mancanza di interesse non operano scelte consapevoli e si immergono nella tiepida vasca della propria ignoranza, godendosi quella pace fittizia che non permetterà loro di accorgersi che l’acqua tiepida diventerà prima calda e poi bollente.

Il Poeta descrive molto bene la situazione infernale di coloro che vissero inconsapevolmente e senza alcun ideale, forse fidandosi solo di qualcuno che sembrava essere affidabile. Quindi non sembra difficile includere, tra gli ignavi, anche coloro che pur conoscendo la verità rifiutano di prendere posizioni chiare e definite:

E io: “Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?”.
Rispuose: “Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa“.

Forse, come suggerisce Virgilio, non varrebbe la pena di perdere tempo dietro a personaggi simili e converrebbe andare oltre.

Tutto vero, ma è altrettanto vero che allargare le coscienze è un preciso dovere per coloro che credono di aver compreso qualcosa di differente e che ritengono utile porre a confronto con il pensiero comune.

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