editoriale: La memoria dell’acqua

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Giancarlo Guerreri

Mito o Realtà? Un’Indagine Tra Scienza e Mistero   La memoria dell’acqua è...

Mito o Realtà? Un’Indagine Tra Scienza e Mistero

 

La memoria dell’acqua è un concetto che ha affascinato e diviso il mondo della cultura, proponendo differenti approcci e riservando differenti conclusioni. Probabilmente una Visione non dualistica potrebbe essere utile per cercare una verità sempre più credibile e accettabile.

Il fenomeno della memoria dell’acqua, suggerisce che si possano conservare informazioni relative alle sostanze con cui l’acqua entra in contatto. Questo concetto ha implicazioni che spaziano dalla medicina alternativa alla ricerca scientifica più avanzata.

Ma quanto di questo è supportato da prove concrete? E quanto è frutto di speculazioni o malintesi?

Cos’è la Memoria dell’Acqua?

Il concetto di memoria dell’acqua si basa sull’idea che l’acqua, pur non contenendo più molecole di una determinata sostanza, potrebbe comunque conservare una “impronta energetica” o “informata” di quella sostanza.

Questa teoria è stata popolarizzata negli anni ’80 da Jacques Benveniste, un immunologo francese, attraverso uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, che purtroppo, in seguito, si dimostrò essere un caso di frode scientifica.

Benveniste sosteneva che soluzioni altamente diluite, utilizzate comunemente nell’omeopatia, avrebbero potuto mantenere un effetto biologico anche in assenza di molecole del principio attivo originale. Questa idea scatenò dibattiti intensi tra sostenitori e detrattori, aprendo la strada a una delle più grandi controversie scientifiche degli ultimi decenni.

Nel 1988, Benveniste pubblicò uno studio in cui affermava di aver osservato una reazione biologica in presenza di soluzioni diluite al punto da non contenere più molecole della sostanza iniziale. Il fenomeno sembrava spiegabile solo ipotizzando che l’acqua avesse conservato una “memoria” della sostanza originale.

Tuttavia, la comunità scientifica accolse lo studio con scetticismo. Successivi tentativi di replicare gli esperimenti di Benveniste non riuscirono a ottenere gli stessi risultati, portando molti a considerare le sue conclusioni come erronee o influenzate da errori metodologici.

Jaques Benveniste era professore all’Università di Parigi-Sud, di Clamart, direttore dell’Unité 200 dell’Institut National de la Santé e de la Recherche Médicale (INSERM) di Parigi.

Un personaggio molto in vista, ai vertici della sanità mondiale.

Il 30 giugno 1988 sulla rivista Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, apparve un articolo: Human basophil degranulation triggered by a very dilute antiserum against IgE.”

Gli autori erano, oltre allo stesso Benveniste, studiosi qualificati di tutta Europa e canadesi, Italia compresa.

Ognuno aveva collaborato a parti dello studio ed era stato inserito come autore per una delle sperimentazioni più sorprendenti della storia della medicina.

Si dimostrava che diluizioni estreme di un antisiero producevano lo stesso effetto che l’antisiero ha in condizioni normali, cioè quello di provocare la degranulazione dei granulociti basofili (una classe di globuli bianchi che interviene nei meccanismi di difesa immunitaria). Per la prima volta una sostanza in diluizione omeopatica aveva un effetto misurabile.

Tuttavia una serie di verifiche, successivamente proposte dal direttore di Nature e da una serie di collaboratori, tra i quali spiccava un noto illusionista, stroncarono la ricerca di Benveniste. La frode venne ampiamente smascherata e i molti ricercatori che nel mondo provarono a ripetere quegli esperimenti, ebbero sempre risultati negativi.

In una Visione che potremmo definire Metafisica, la memoria dell’acqua è accettata con meno scetticismo.

Il pensiero di Masaru Emoto:

Un altro personaggio chiave nel dibattito è stato Masaru Emoto, un ricercatore giapponese che sosteneva di aver dimostrato che l’acqua può rispondere a stimoli emotivi, visivi e sonori.

Emoto fotografava cristalli di acqua congelata, affermando che l’acqua esposta a parole, musica o emozioni positive formava cristalli armoniosi, mentre quella esposta a stimoli negativi generava forme disordinate.

Sebbene le sue ricerche abbiano avuto grande risonanza mediatica e abbiano affascinato il pubblico, sono state criticate da una parte della comunità scientifica per la presunta mancanza di rigore metodologico e di prove riproducibili.

Nonostante il consenso scientifico sia generalmente contrario all’idea della memoria dell’acqua, alcuni studi recenti hanno esplorato fenomeni che potrebbero in qualche modo supportare questa ipotesi. Ad esempio la ricerca sui clatrati: Alcuni scienziati hanno studiato la possibilità che l’acqua possa formare strutture molecolari stabili, chiamate clatrati, che potrebbero teoricamente conservare informazioni.

Effetti quantistici: altri ricercatori hanno ipotizzato che fenomeni quantistici, come l’entanglement, potrebbero spiegare comportamenti insoliti dell’acqua. Tuttavia, queste teorie rimangono speculative e non ampiamente accettate.

La memoria dell’acqua è spesso citata come spiegazione scientifica dell’efficacia dell’omeopatia, una pratica che utilizza rimedi altamente diluiti.

Secondo i sostenitori, la memoria dell’acqua consentirebbe al corpo di rispondere a sostanze anche in assenza di molecole fisiche.

Molti credono che l’acqua sia un veicolo di energia e informazioni, capace di assorbire e trasmettere vibrazioni sottili. Questa idea è presente in diverse culture e tradizioni spirituali, dove l’acqua è spesso considerata sacra o dotata di poteri purificatori.

Con le sue ricerche Masaru Emoto volle dimostrare che parlando della memoria dell’acqua si fa riferimento alla capacità che avrebbe quest’ultima di memorizzare informazioni e vibrazioni provenienti dall’ambiente circostante.  Per ambiente intendeva non solo molecole o sostanze concrete, bensì anche pensieri, parole, musica e immagini.

L’acqua possederebbe una memoria, in grado di rilevare l’Hado, ovvero la vibrazione di un’energia quasi impercettibile, di cui si parla nella cultura giapponese

Emoto assentiva che i cristalli di ghiaccio formatisi nell’acqua sottoposta a stimoli positivi, come parole gentili o musica armoniosa, presentavano strutture della propria geometria esteticamente gradevoli, geometricamente belle e armoniose.

Al contrario, i cristalli originati dall’acqua esposta a parole offensive o musica disarmonica, risultavano caotici e meno piacevoli alla vista. Con questi risultati, Emoto, concludeva che l’acqua potesse registrare e rispondere alle energie e emozioni umane.

I cristalli, osservati al microscopio, sembravano registrare in modo molto sensibile le informazioni energetiche ricevute dall’ambiente.

In un noto esperimento Emoto pose un flaconcino pieno d’acqua tra due altoparlanti che emettevano diversi brani musicali dall’inizio alla fine. Al termine dell’esperimento l’acqua venne congelata e fotografata, evidenziando come ogni goccia d’acqua abbia risposto individualmente alla musica ascoltata, ma sempre in relazione alle vibrazioni e alle informazioni musicali ricevute.

Emoto allargò lo spettro dei propri esperimenti analizzando le reazioni dell’acqua esposta a immagini o parole scritte, quindi ad influenze non più percepibili com’era invece nel caso della musica.

Emoto notò che quando l’acqua si trovava a contatto con energie positive generava cristalli dalle forme armoniose ed eleganti, mentre a contatto con energie negative dava vita a cristalli informi e privi di bellezza.

Una nuova visione, definita “Olistica” definisce l’uomo come un insieme di mente, corpo e spirito. Il concetto che l’acqua possa essere in grado di “ricordare” e rispondere alle intenzioni umane si inserisce in una nuova visione del mondo in cui mente e materia sono indivisibili e profondamente interconnesse.

Le immagini dei cristalli d’acqua di Emoto sono state utilizzate in numerose pubblicazioni, conferenze e documentari, diventando simboli potenti di un approccio più spirituale e interconnesso alla vita. Questo ha contribuito a diffondere una maggiore consapevolezza dei benefici che le intenzioni e le energie positive possono avere nella nostra vita quotidiana.

Masaru Emoto, grazie ad una macchina capace di determinare l’intensità di Hado, ha potuto dimostrare l’importanza che l’acqua per il benessere del Pianeta e delle persone che lo abitano anche da un punto di vista emozionale e relazionale.

Come emerge da un articolo pubblicato dal Gruppo Hera:

Masaru Emoto si è concentrato anche sullo studio comportamentale dei gruppi di persone che portano la stessa carica energetica, considerando, in particolar modo, i gruppi di preghiera e l’energia che viene sprigionata dalla parola che accompagna il sentimento e diventa preghiera. Un esempio celebre di questo studio è l’episodio avvenuto sulle sponde del lago Biwa, in Giappone, un lago molto sfruttato a livello industriale e inquinato da alghe che ne ricoprivano l’area, portando forti esalazioni maleodoranti. Il 25 luglio 1999, Masaru Emoto riuscì a riunire 350 persone di fronte al lago, raccolte in una preghiera volta a connettere tutte le energie positive presenti nel gruppo. L’acqua prelevata dal lago inquinato prima di aver sperimentato la vibrazione energetica della preghiera di gruppo non aveva generato nessun cristallo, mentre l’acqua prelevata dopo la preghiera è riuscita a dare vita a numerosi e magnifici cristalli per oltre sei mesi”.

https://heracomm.gruppohera.it/cambiamenti/storie-di-energia/come-le-energie-positive-trasformano-i-cristalli-d-acqua

(Articolo pubblicato il 16/01/2023):

Luc Montagnier, un virologo francese e premio Nobel, condusse ricerche sulla memoria dell’acqua e ha pubblicò diversi studi sull’argomento. Montagnier affermò di aver trovato prove dell’esistenza di segnali elettromagnetici emessi da soluzioni acquose di DNA e di averli trasmessi a distanza.

Scoprì che il DNA di batteri e virus emette segnali elettromagnetici (EMS) che possono essere registrati e trasmessi a distanza.

Dimostrò che l’acqua può “memorizzare” informazioni genetiche senza la presenza materiale di DNA.

Condusse anche esperimenti in cui dopo aver diluito soluzioni di DNA fino a livelli estremamente bassi, scoprì che l’acqua poteva ancora trasmettere informazioni genetiche.

Inoltre le ricerche di Montagnier potrebbero avere applicazioni nella diagnostica e nella terapia delle malattie, come ad esempio l’Alzheimer e il Parkinson.

Inoltre la memoria dell’acqua potrebbe anche spiegare l’efficacia della medicina omeopatica.

Montagnier lavorò con altri scienziati, come Emilio Del Giudice e Giuseppe Vitiello, per comprendere meglio il fenomeno della memoria dell’acqua. Vitiello, in particolare, ha pubblicò diversi studi sull’argomento, tra cui “DNA waves and water” con Montagnier e altri ricercatori.

In Italia ricordiamo anche gli studi di Emilio Terziano e Massimo Citro, relativi alle tecniche di Informazione di determinati materiali, effettuate con metodi di tipo mentale ed elettronico (TFF).

Il TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale) è una metodica innovativa che consente di trasferire a un sistema vivente, attraverso circuiti elettronici, le proprietà farmacologiche di molte sostanze.

Invece di somministrare il farmaco, si trasmettono le sue informazioni alle cellule, le quali reagiscono a tali frequenze come in presenza del farmaco. In questo modo si può curare senza dover assumere il medicinale evitando così ogni effetto tossico dovuto alle molecole. Massimo Citro.

 (https://www.idras.org/TFF/

Citro ha pubblicato diversi libri sull’argomento, tra cui “La Scienza dell’Invisibile” e “Nella memoria dell’acqua i farmaci del futuro“, e ha partecipato a conferenze e webinar per diffondere la sua visione della medicina integrativa.

Come abbiamo accennato all’inizio di questo articolo la scienza ufficiale si scontra frontalmente con le cosiddette “proposte alternative” che esulano dagli schemi di uno scientismo forte e collaudato.

Inoltre molti Autori sostengono che essendoci una base quantistica all’origine di determinati fenomeni e delle relative teorie che li descrivono, il dogma scientistico della ripetibilità dell’esperimento non possa o non debba essere sempre determinante.

Chiaramente una affermazione di questo tipo, oltre ad essere considerata sacrilega non potrebbe mai risultare accettabile in ambito accademico, tuttavia alcuni ricercatori considerano che una visione olistica della questione potrebbe offrire sorprese inaspettate.

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