Chi ha paura della pace?

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Giancarlo Guerreri

Una domanda che sembra paradossale…   La paura presenta molte sfaccettature: è uno...

Una domanda che sembra paradossale…

 

La paura presenta molte sfaccettature: è uno stato d’animo complesso e molto articolato.

La paura spaventa, ma al tempo stesso attrae e seduce.

La paura incuriosisce perché ci pone di fronte a situazioni le più misteriose e meno verificabili. Situazioni in cui mancano spesso elementi di comprensione che possono permetterci di esaminare le circostanze che stiamo vivendo, nonché i margini di controllo che pensiamo di possedere.

La paura dona l’inaspettata possibilità di essere nudi di fronte al pericolo, fa crescere l’adrenalina e quel senso di fascino che raramente incontriamo nelle situazioni quotidiane.

Questa breve premessa per tentare di comprendere quella sorta di patologica ebbrezza, che taluni provano, nei confronti della possibilità che il demone della guerra possa risvegliarsi nel cuore dell’Europa.

L’Europa, oggi in particolare, è un assembramento di stati che hanno assunto una fisionomia simile a quella dei sei personaggi in cerca d’autore, di pirandelliana memoria.

Nel dramma del geniale autore siciliano il tema centrale è l’incomunicabilità, il conflitto tra l’aspirazione a comunicare dei personaggi e l’impossibilità che gli attori, dovendo dar corpo alla loro storia sul palcoscenico, li comprendano.

Utilizzando un linguaggio esoterico potremmo affermare che gli stati europei non possiedano un’anima comune, un nucleo che possa fungere da eggregore, in grado di far nascere un sentimento di unione e di comune condivisione di pensieri e valori.

Solamente i rispettivi capi di Stato sembrano orientati ad esprimere concetti comuni: non sempre però tali posizioni sono anche l’espressione della volontà dei popoli che li hanno, si fa per dire, collocati nei luoghi di potere.

Gli USA della precedente gestione democratica, spinti da una costante volontà di esportare fuori dai propri confini guerre – e soprattutto grandi quantità di armi – hanno creato l’immagine dei nemici da combattere, nel tentativo di aumentare la coesione interna. Una tra tutte è stata quella della Federazione Russa, che dopo la caduta del muro di Berlino sembrava essere diventata solo l’esuvia del nemico per eccellenza.

La politica degli USA ha convinto i membri della NATO ad inglobare gli stati contigui alla Federazione Russa, il cui confine ha raddoppiato così la propria estensione, passando dai 1.300 km del 2021 agli attuali 2.600.

La NATO attualmente riconosce Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Ucraina come aspiranti membri grazie alla sua politica di allargamento “Open Doors“.

19 nazioni sono entrate a far parte della NATO dalla sua fondazione nel 1949 di 12 Paesi (Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d’America); la Francia è uscita dal comando militare integrato nel 1966, e poi rientrata nel 2009.

Le aggiunte del XX secolo includevano la Grecia e la Turchia nel 1952, la Germania Ovest nel 1955 e la Spagna nel 1982. Tre Paesi che in precedenza facevano parte del Patto di Varsavia, ovvero l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia nel 1999. Nel 1990, con la caduta del muro di Berlino, il territorio che prima faceva parte della Germania Est entrò nella NATO.

Inoltre nel 2004  furono accolte altre sette nazioni: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, seguite nel 2009 dall’Albania e la Croazia, nel 2017 Montenegro e nel 2020 la Macedonia del Nord.

Il 31 marzo 2023, la Finlandia è stata ufficialmente approvata come nuovo membro della NATO, dopo aver firmato il protocollo di adesione, al termine della procedura di ratifica da parte di tutti i 30 Stati membri. Il 4 aprile 2023, è pertanto entrata ufficialmente nella NATO come 31° membro di questa organizzazione.

Il 7 marzo 2024 anche la Svezia è stata ufficialmente approvata e al termine della procedura di ratifica da parte di tutti i 31 Stati  l’11 marzo 2024, è pertanto diventata il 32° membro della NATO.

Il graduale accerchiamento della Russia, da parte dei membri della NATO, può aver fatto perdere il sonno al Presidente Vladimir Putin, così come nell’ottobre del 1962 le navi russe dirette a Cuba lo fecero perdere a J.F.Kennedy.

In quel non troppo lontano periodo della storia recente si sfiorò la guerra nucleare, esattamente come sta succedendo oggi, anche se pochi sembrano essersene accorti.

Alcuni sostengono che se avessero vinto i Democratici di Kamala Harris ci sarebbero state molte probabilità che un nuovo conflitto sarebbe potuto nascere tra l’Occidente e la Russia. La Terza, e sicuramente ultima Guerra Mondiale avrebbe trovato, soprattutto nei territori europei, il proprio campo di battaglia.

Quello che USA ed Europa hanno sicuramente sottovalutato è stata la risposta bellica della Russia, all’ipotesi che l’Ucraina potesse essere inglobata nel patrimonio politico della NATO. Invece si è trattato della celebre goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Donald Trump può risultare poco simpatico per il suo comportamento da cowboy e per le sue ambizioni economiche da venditore senza scrupoli, come molti lo definiscono, tuttavia, è riuscito a stupire tutto il mondo per aver realizzato un colpo di scena che risulta non essere ancora stato metabolizzato dai più: ha proposto a Vladimir Putin una tregua finalizzata al cessate il fuoco.

Ancora oggi molti non sembrano aver compreso che sui piatti di una ipotetica bilancia vi siano sostanzialmente due elementi: l’annessione dell’Ucraina alla NATO e sull’altro la PACE.

Mi perdoneranno i Lettori se offro una sintesi così scarna e semplicistica, priva di doverosi approfondimenti e distinguo, ma volendo fare un riepilogo brutale, ritengo che si possa accettare anche questa affermazione.

Le analisi approfondite della situazione geopolitica vivono e alimentano tutte le Testate giornalistiche in spazi che non possono essere riassunti in un singolo editoriale.

Tornando alla situazione dell’Europa osserviamo delle reazioni piuttosto inaspettate.

La tregua in vista di una pace duratura sembrerebbe aver scatenato l’inferno.

Ursula von der Leyen, come molti altri leader europei, non sembra aver accettato l’idea di aver perso una guerra contro la Federazione Russa.

Una guerra la cui vittoria sembrava scontata, un errore compiuto prima da Napoleone e poi da Hitler, che ha dimostrato quanto poco sia stata compresa la nota massima ciceroniana “Historia magistra vitae”.

Ora l’Europa, appoggiata dal voto del Parlamento di Bruxelles, ha deciso di stanziare un fondo superiore agli 800 miliardi di euro, definito Piano di Riarmo ReArm Europe, per acquistare delle armi.

Von Der Leyen lo ha presentato in maniera molto sbrigativa, meno di sei minuti, durante una conferenza stampa nella quale ha prudentemente detto che il piano «potrebbe mobilitare fino a circa 850 miliardi».

Al momento l’unico aspetto finanziario più o meno certo del piano sono i 150 miliardi di euro del programma SAFE (Security action for Europe): si tratta, in altre parole, di nuovo debito comune che la Commissione emetterà per finanziare eventuali prestiti a lungo termine, a cui gli Stati membri potranno ricorrere per aumentare i loro investimenti nel settore della difesa.

Molti si stanno domandando quale sia il vero motivo di questo incomprensibile investimento che creerebbe delle sollecitazioni telluriche nelle casse di ogni Stato europeo.

Si tratterebbe di prevenire l’invasione dell’Europa da parte della Russia?

Alcuni lo pensano.

Oppure si tratta di armi da inviare a Zelensky per continuare un inutile massacro del tutto evitabile?

Esistono sicuramente altre ragioni, certamente economiche e politiche che vengono mascherate dalle due precedenti, che sarebbero in grado di spiegare in modo molto più credibile la vera ragione di tale impegno economico… ragioni che potrebbero, forse, farci ricordare qualche vicenda della passata pandemia.

Per far accettare dai cittadini europei il senso di un investimento che comporterà ovviamente grandi sacrifici a tutti, si rende necessario, ancora una volta, esercitare il dubbio e la paura.

In questo caso la paura della guerra per alcuni, e la paura della pace per coloro che dalle guerre traggono i ben noti profitti…

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